La Calabria è stata abitata nella Preistoria, nell’epoca del Paleolitico Inferiore, circa 800 mila anni fa. L’Uomo di Neanderthal, forse 100 mila anni fa, vi ha lasciato diverse testimonianze, ma è dell’ Homo Sapiens, comparso in Europa intorno a 40 mila anni fa, ovviamente, che si hanno – nella nostra regione – le tracce più significative: quella che assume valenza notevole, si può anche dire, “straordinaria”, è la Grotta del Romito, sito citato in tutti i testi di archeologia del mondo. La scoperta è recente, risale al 1961 ad opera di appassionati di storia e ambiente di Papasidero, che segnalarono subito cosa vi era nella grotta al Museo civico di Castrovillari.

Da subito, e per circa 8 anni, tale sito è stato oggetto di scavi da parte dell’ equipe del prof. Graziosi dell’Università di Firenze. E’ una testimonianza, ben conservata e restaurata, degli oggetti di vita quotidiana, della produzione artistica, di riti funerari, ma anche dell’ambiente circostante (reperti di flora, fauna e paesaggio del tardo Paleolitico). L’uomo preistorico ha qui abitato da quando le condizioni climatiche mutarono, dopo le grandi glaciazioni, e da qui pare non si sia mosso dal 18.000 a.C. sino all’anno Mille circa. Siamo nel Parco del Pollino: qui la natura è ancora selvaggia e non dà modo di utilizzare altri aggettivi e il fiume Lao, poco distante, comincia la sua discesa verso il mare. Sembra di vivere fuori dal tempo, ma qui il tempo si perde nella “notte dei tempi.

L’Homo Sapiens ha lasciato testimonianze della sua presenza attraverso varie espressioni (strumenti litici e ossei soprattutto), ma la testimonianza di maggior spessore è il graffito del “Bos primigenius”. L’ignoto autore ha utilizzato precisione e realismo, nonché cura dei particolari, nel disegnare sulla pietra tre bovini, di diverse dimensioni. Durante gli scavi sono state rinvenute, tra i massi e le stele raffiguranti i tori, due coppie sepolte, sembra, con una precisa ritualità, in due separate fosse (un uomo e una donna in ciascuna nicchia). L’area funebre è delimitata, come detto prima, dai massi e dai graffiti: la ritualità del messaggio nella sepoltura ha avuto un seguito nelle varie civiltà, occidentali e orientali, sino ai nostri giorni. Anche in un recente racconto di Andrea Camilleri, “Il cane di terracotta”, il noto commissario Montalbano ritrova nella sua Sicilia i cadaveri di un uomo e di una donna attorniati da un “bummolo” di creta, da alcune monete e, appunto, da un cane di terracotta a loro guardia.

Altri successivi rinvenimenti di sepolture singole (a cura dell’Università di Firenze e della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Calabria), sono avvenuti nel 2001 e nel 2002, vale a dire pochissimi anni fa. Gran parte dei reperti sin qui rinvenuti, però, sono custoditi nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. La denominazione “Grotta del Romito”, invece, è legata all’utilizzo del sito intorno all’anno Mille da parte di monaci (eremiti) del vicino monastero di Sant’Elia. Interessante anche l’aspetto geologico, per la presenza di formazioni stalattitiche e stalagmitiche bianchissime (roccia calcarea). Un luogo da visitare (è facilmente raggiungibile utilizzando la S.S.504 che collega Scalea a Castrovillari, poco dopo l’abitato di Papasidero), che hanno imparato a conoscere bene tutti coloro che amano il rafting, che iniziano la discesa del Lao sui gommoni là vicino, e che abbinano con piacere l’amore per la natura e lo sport con un arricchimento culturale non indifferente.

Francesco Licordari